uccidere o essere uccisi di swierczynski
di a. pagliaro
Il romanzo “Uccidere o essere uccisi” di Duane Swierczynski parte bene: in un ufficio, piano trentasei di un grattacielo di Filadelfia, tre uomini e quattro donne sono chiamati a una riunione un sabato mattina. L’agenzia per la quale lavorano è agenzia di copertura dei servizi segreti, e non tutti e sette lo sanno. Il capo li informa che dalla riunione nessuno potrà uscire vivo: l’agenzia chiude e non può lasciare testimoni. Il palazzo è blindato e gas nervino è collegato alle uscite. Ottima premessa. Le cose si complicano quando la segretaria e fedelissima del capo prende una pistola e lo uccide. Si scopre che la segretaria e fedelissima del capo (che naturalmente è spia russa) sta facendo una specie di colloquio di lavoro: deve dimostrare capacità e creatività nell’uccidere. La guardano altri agenti segreti in collegamento video dalla Scozia. Fin qui, il romanzo è avvincente, poi si perde. Inizia la serie di omicidi creativi, alcuni dei dipendenti dell’agenzia sembrano morti ma resuscitano, tutto assume un aspetto molto pulp, mani mozzate, gente che penzola dal trentaseiesimo piano, gole trafitte, il libro è così violento e incredibile da diventare comico, i personaggi benché eccentrici diventano sempre più piatti.
A questo si aggiunga scarsa conoscenza delle armi e degli effetti del gas nervino e un uso disinvolto della fisica (in questo romanzo si precipita dal grattacielo alla velocità di 9.8 m/s). Per di più, la traduzione sballa tutte le distanze (tutte): per esempio a pag 61 si legge: “a più di cinquantacinquemila chilometri di distanza (da Filadelfia), in Scozia, vicino al mare, in un tranquillo quartiere di Edinburgo”. Nell’originale inglese: thirty-five hundred miles.
Alla fine, l’impressione è che non si tratti di un libro serio. Sembra più un cartone animato. E il finale, il finale “a sorpresa” è davvero uno dei finali più stupidi che siano mai stati messi su carta.
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