5 Mar 2008

romaculturaMarta Baiocchi deve avermi scambiato per un cantante e mi intervista per il mensile Roma Cultura.

Marta Baiocchi: La Sicilia che tu descrivi è differente da quella raccontata da tanti altri autori siciliani. Nel tuo libro non ho trovato palme, né aranci, né profumo di gelsomini. Piuttosto una città, Palermo, oppressa dal caldo, polverosa, in cui vivere è difficile. E’ stata intenzionale la scelta di mostrare una Palermo così poco romantica?

Antonio Pagliaro: Le palme stanno sparendo, uccise da un parassita, il punteruolo rosso, nell’indifferenza generale: perfetta metafora di una identità cittadina che si sgretola, e di una amministrazione attenta solo a conservare le auto blu. E fra le tre cose che citi, sono solo le palme che puoi vedere nel centro di Palermo. Ti sfido a sentire l’odore del gelsomino nell’unico centro storico d’Europa aperto al traffico e dove trovi sempre un grosso furgone che scarica a motore acceso. La Palermo che mostro è quella che vive chi ci abita. La Sicilia di Montalbano è affascinante ma non esiste.

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5 commenti

  • commento di fara

    6 Mar 2008

    Risposta perfetta Antonio. La dovrebbero smettere di mitizzare Palermo e la Sicilia. Il tempo del mito è passato da un bel pezzo, 2 o 3000 anni.
    Scambierei volentieri questi secoli di cultura storica per qualche annetto di cultura civile.

  • commento di evacarriego

    6 Mar 2008

    e passi la retorica, ma come si fa a firmarsi per cognome e nome

  • commento di Marta

    12 Mar 2008

    Carriego, non so se tirerei un più volentieri una ciabatta a te o al curatore dell’impaginazione di quel pezzo.

  • commento di evacarriego

    12 Mar 2008

    Baiocchi Marta: ihihih… son cose che fanno male, lo so

  • commento di Marta

    13 Mar 2008

    eheheheh, non ti dico poi il sale sulle ferite: una prelibatezza da sibariti.
    un po’ tipo il salmone sottosale, immagina, ma più… interiorizzato, ecco.
    via, ti tengo aggiornata, eheheh

    BM